201906.20
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Milano, 20 giugno 2019 - Negli ultimi anni è cresciuto il numero dei cittadini stranieri che per diverse ragioni risiedono o hanno vissuto in Russia oppure hanno parenti che vi risiedono e che, pertanto, possiedono beni immobili o altre attività nella Federazione Russa, così com’è parimenti cresciuto il numero dei cittadini russi proprietari di beni all’estero. Di conseguenza, anche in Russia si registrano sempre più casi di successioni ereditarie che coinvolgono cittadini stranieri o beni/patrimoni siti all’estero, i quali pongono anzitutto il problema della legge applicabile e degli adempimenti da svolgere.

L’articolo 1224 del Codice Civile della Federazione Russa (CCFR) stabilisce che il criterio in base al quale dev’essere individuata la legge regolatrice dei rapporti ereditari è quello dell’ultima residenza del de cuius, eccezion fatta per la successione relativa a beni immobili, alla quale si applica invece la lex loci. Pertanto, anche qualora l’ultima residenza del soggetto proprietario di immobili siti in Russia non fosse in tale Stato, la successione mortis causa nei diritti reali aventi ad oggetto beni trascritti nei registri immobiliari russi è necessariamente regolata dal diritto locale.

Conseguentemente, anche il luogo di apertura della successione avente ad oggetto beni immobili dev’essere definito in base alla legge russa. Anche in questo caso la regola generale è quella del criterio dell’ultima residenza del de cuius; qualora tale ultima residenza fosse fuori dalla Federazione Russa, il luogo di apertura di una pratica ereditaria è individuato nel luogo dove tali beni immobili si trovano ovvero dove si trova la loro parte principale (art. 1115 CCFR).

Ai fini dell’apertura della pratica ereditaria e dell’ottenimento del certificato attestante il diritto a succedere, l’erede deve rivolgersi al notaio russo competente per il luogo in cui si trova l’immobile. Il termine generale per l’accettazione dell’eredità è di 6 mesi dalla morte del de cuius (art. 1154, comma 1 CCFR).

Nel caso di mancato rispetto di tale termine, l’erede dovrà provare che l’accettazione è avvenuta in via di fatto entro il semestre.

L’accettazione da parte dell’erede di una parte dell’eredità, qualsiasi essa sia e dovunque sia, viene ritenuta come accettazione dell’eredità per intero (art. 1152, comma 2 CCFR).

Nel caso in cui invece l’ultimo luogo di residenza del de cuius fosse in Russia e, pertanto, la partica ereditaria sia stata aperta in Russia, per i beni siti all’estero il notaio russo potrà redigere e rilasciare una apposita dichiarazione attestante chi è/sono il/i soggetto/i chiamato/i a succedere. Per far valere tale dichiarazione anche al di fuori della Federazione Russa, essa dovrà essere debitamente munita di apostille ovvero, se necessario, legalizzata nelle forme previste dai rispettivi accordi consolari con i Paesi interessati.

Tale dichiarazione, peraltro, non riporterà un elenco dei beni situati nei singoli Stati esteri appartenenti all’asse ereditario, ragion per cui, qualora gli enti pubblici o altri soggetti degli Stati esteri interessati non ritengano valida (o comunque sufficiente) la dichiarazione in questione ai fini di riconoscere o permettere il passaggio di proprietà dei beni o dei rapporti del de cuius in capo all’erede, il notaio russo dovrà attivare i canali diplomatici formali, con conseguente allungamento dei tempi e complicazione delle procedure.

Per quanto riguarda la responsabilità degli eredi per i debiti del defunto, l’art. 1175 CCFR prevede che ciascuno degli eredi che abbia accettato l’eredità risponde dei debiti del de cuius soltanto entro i limiti del valore del(la quota di) patrimonio che sia stato ad essi trasferito.

 

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