201803.07
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Milano, 07 marzo 2018 - A pochi mesi dall’entrata in vigore dell’ultima riforma delle norme antiriciclaggio (decreto legislativo 90/2017, che ha recepito la IV direttiva Ue, 2015/849) tra gli operatori si parla con sempre maggiore insistenza della circostanza che in relazione al reato di riciclaggio, le persone giuridiche potrebbero rischiare di essere sanzionate due volte per la stessa infrazione:

  • In base all'articolo 25-octies del D.Lgs. 231/2001 a titolo di responsabilità da organizzazione (ex art. 25-octies del decreto legislativo 231/2001), quando un rappresentante dell’impresa o un suo sottoposto commette nell’interesse dell’impresa i reati presupposto di ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita o autoriciclaggio
  • In base all'art. 56 e seguenti del D.Lgs. 231/2007 a titolo di responsabilità solidale con chi ha commesso l'illecito ex articoli 56 e seguenti del decreto legislativo 231/2007

In effetti tra le due normative manca qualunque tipo di raccordo. Il mancato coordinamento andrebbe imputato alla circostanza che il legislatore della riforma antiriciclaggio, prevedendo sanzioni amministrative applicate alla persona giuridica in maniera diretta o a titolo di responsabilità solidale,  ha disatteso la chiara indicazione della IV direttiva Ue a introdurre una responsabilità punitiva delle persone giuridiche secondo lo schema di imputazione tipico della responsabilità da reato degli enti (prevista appunto dal decreto legislativo 231/2001), fondato sulla necessità che gli illeciti commessi siano stati realizzati nell’interesse o a vantaggio dell’ente.

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