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Roma, 18 ottobre 2018 - Il recente d.lgs. 10 agosto 2018, n. 107 (G.U. 14 settembre 2018, n. 214), recante “Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE e le direttive 2003/12 4/UE, 2003/125/CE e 2004/72/CE” ha notevolmente modificato il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (T.U.F.) di cui al d.lgs. 24 febbraio 1998, n 58.

Con tale intervento normativo, il legislatore ha adeguato la disciplina nazionale in tema di abuso del mercato alla disciplina europea di cui al regolamento (UE) n. 596/2014, già direttamente applicabile all’interno del nostro ordinamento.

In riferimento alla responsabilità degli enti, le novità riguardano principalmente
(i) la rimodulazione dei reati presupposto alla responsabilità amministrativa degli enti di cui all’art. 184 e 185 del T.U.F. (richiamati espressamente all’articolo 25-sexies del d.lgs. 231/2001, "Abusi di mercato”); nonché,
(ii) il tema del ne bis in idem e, più precisamente, la problematica del concorso fra sanzioni amministrative e sanzioni penali nel caso di abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate.

Per tali ragioni, sarà dunque opportuno valutare tali modifiche al fine di adeguare i modelli di organizzazione e gestione 231 con le recenti modifiche normative.

  • Le più recenti modifiche apportate agli articoli 184 e 185 T.U.F.

Tra le innovazioni introdotte dalla recente normativa, occorre evidenziare in primis, l’estensione dell’ambito di applicazione dei reati previsti dalla parte V, titolo I-bis, capo II, del T.U.F.

In merito ai reati di “Abuso di informazioni privilegiate” di cui all’art. 184 T.U.F., e “Manipolazione del mercato” di cui all’art. 185 T.U.F., il legislatore ha esteso tale disciplina anche alle condotte o alle operazioni, comprese le offerte, relative alle aste su una piattaforma autorizzata come un mercato regolamentato di quote di emissioni o di altri prodotti oggetto d’asta correlati, anche nel caso in cui tali prodotti non siano strumenti finanziari (art. 182, comma 2-bis, T.U.F.); nonostante ciò, la legge dispone attualmente che l’illecito di abuso di informazioni privilegiate non è configurabile nel caso in cui tali informazioni siano fornite a causa di un sondaggio di mercato effettuato ai sensi dell’art. 11 del regolamento UE n. 596/2014.

Tra le altre previsioni, il comma 1-bis dell’art. 185 T.U.F. introduce la non punibilità nei confronti di “chi ha commesso il fatto per il tramite di ordini di compravendita o operazioni effettuate per motivi legittimi e in conformità a prassi di mercato ammesse, ai sensi dell’art. 13 regolamento UE n. 596/2014”.

In base inoltre alla precitata norma, ai sensi del comma 2-ter, le disposizioni prescritte per il reato di cui all’art. 185 T.U.F. si applicano anche
(i) ai fatti concernenti i contratti a pronti su merci che non sono prodotti energetici all’ingrosso, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore degli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a);
(ii) ai fatti concernenti gli strumenti finanziari, compresi i contratti derivati o gli strumenti derivati per il trasferimento del rischio di credito, idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo o del valore di un contratto a pronti su merci, qualora il prezzo o il valore dipendano dal prezzo o dal valore di tali strumenti finanziari;
(iii) ai fatti concernenti gli indici di riferimento (benchmark).

Oltre a ciò, il novellato art. 187-quinquies T.U.F., prevede per le violazioni concernenti la manipolazione del mercato e l’abuso di informazioni privilegiate "la sanzione amministrativa pecuniaria da ventimila euro fino a quindici milioni di euro, ovvero fino al quindici per cento del fatturato”. I medesimi reati sono altresì previsti e sanzionati dall’art. 25-sexies del d.lgs. n. 231/2001, secondo cui si applica all’ente una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote con la possibilità di aumentarla in caso di prodotto o profitto di rilevante entità.

  • Le più recenti modifiche apportate all’art. 187-terdecies T.U.F.

 

Preme, altresì, evidenziare le novità introdotte riguardanti il tema del ne bis in idem e, più precisamente, la problematica del concorso fra sanzioni amministrative e sanzioni penali nel caso di abuso e comunicazione illecita di informazioni privilegiate.

Tale problematica era stata in passato portata all’attenzione della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo (ed oggetto della sentenza Grande Stevens c. Italia del 4 marzo 2014), nonché delle sentenze del 20 marzo 2018 della Corte di Giustizia (cause C-524/15, C-537/16 e cause riunite C-596/16 e C-597/16).

In proposito, il legislatore ha sostituito il testo dell’art. 187-terdecies T.U.F. disponendo che, quando per lo stesso fatto sia stata applicata a carico del reo (sia persona fisica che ente) una sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi dell’art. 187-septies, penale o una sanzione amministrativa dipendente da reato, l'autorità giudiziaria o la CONSOB dovranno tenere conto, al momento dell'irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure punitive già irrogate e l'esazione della pena pecuniaria, della sanzione pecuniaria dipendente da reato ovvero della sanzione pecuniaria amministrativa è limitata alla parte eccedente quella riscossa, rispettivamente, dall'autorità amministrativa ovvero da quella giudiziaria.

 

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