201801.04
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Milano, 04 gennaio 2018 - La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su interessante questione relativa al mutuo di scopo, che trae origine dal tentativo di una banca mutuante di insinuarsi al passivo di un fallimento in privilegio ipotecario.

La Suprema Corte ha affermato che il mutuo di scopo convenzionale è un contratto consensuale che in parte si discosta dallo schema tipico del contratto di mutuo, ex art. 1813 c.c. 

Infatti, dal punto di vista strutturale e causale, nel mutuo di scopo convenzionale il mutuatario si obbliga non solo a restituire la somma mutuata e a corrispondere gli interessi, ma anche ad utilizzare la disponibilità finanziaria per realizzare in concreto l’attività programmata.

Il punto centrale del principio statuito dalla Suprema Corte è allora il seguente: essendo la disponibilità finanziaria concessa in vista della sua utilizzazione esclusiva per lo scopo convenuto, è esclusa ogni diversa volontaria destinazione delle somme ivi compresa, in particolare, quella dell’estinzione di pregresse passività del mutuatario; sicché il mutuo di scopo è nullo, quando sia stato stipulato con l’accordo, tra istituto di credito e mutuatario, della utilizzazione della provvista per una diversa finalità (come quella di estinguere debiti in precedenza contratti dal mutuatario verso lo stesso istituto mutuante).

E’ dirimente inoltre la considerazione della Suprema Corte circa la natura assoluta della nullità, in quanto suscettibile di essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, e quindi anche da terzi, quali potrebbero essere, ad esempio, curatori di fallimenti ed Agenzia delle Entrate (in linea con Cass. 25793/2015 e Cass., S.U., 13046/1997).

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