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L’UE si ritira dal Trattato sulla Carta dell’Energia

Recentemente il Consiglio e il Parlamento dell’UE hanno approvato il recesso coordinato dell’Unione Europea dal Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT).

L’ECT è stato firmato nel dicembre 1994 ed è entrato in vigore nell’aprile 1998.

L’obiettivo principale dell’ECT è fornire garanzie agli investitori nel settore energetico. Secondo le Definizioni del ECT (art. 1) per “attività economica nel settore dell’energia” si intende “un’attività economica riguardante le attività di esplorazione, estrazione, raffinazione, produzione, immagazzinamento, trasporto terrestre, trasmissione, distribuzione, commercio, marketing o vendita di materiali e prodotti energetici, tranne quelli di cui all’allegato NI o riguardanti la distribuzione del calore ad una pluralità di immobili”.

Per “investimento” si intende “ogni tipo di attività, detenuta o controllata, direttamente o indirettamente da un investitore…” e si riferisce a “qualsiasi investimento associato ad un’attività economica nel settore dell’energia ed a investimenti o categorie di investimenti designati da una Parte contraente nella sua area “Progetti di efficienza della carta” e notificati come tali al Segretariato”.

Attualmente ci sono più di 50 firmatari e parti contraenti del trattato, tra cui l’UE e l’Euratom.

Come dichiarato dalla Commissione Europea, il motivo del recesso dell’Unione e dei suoi Stati membri dall’ECT è che il Trattato protegge gli investimenti nel settore dei combustibili fossili e per questo motivo non è più compatibile con gli obiettivi climatici dell’UE nell’ambito del Green Deal Europeo (patto verde) e dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Un’altra preoccupazione riguarda le specificità del meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e gli Stati: i lodi dei tribunali arbitrali internazionali sono raramente di dominio pubblico. Inoltre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CJEU) ha espresso il parere, nel procedimento Repubblica di Moldova c. Komstroy, che l’arbitrato intra-UE in base all’articolo 26 dell’ECT è incompatibile con il diritto dell’Unione in quanto esclude la giurisdizione di CJEU sulla risoluzione delle controversie intra-UE, nei casi in cui la Corte potrebbe invece essere competente.

Diversi paesi, tra cui Francia, Germania e Polonia, hanno già presentato la notifica di recesso dal Trattato. Quindi, per Francia, Germania e Polonia il recesso è entrato in vigore nel dicembre 2023. Il Regno Unito ha annunciato il proprio recesso nel febbraio 2024.

Anche l’Italia aveva già presentato la notifica di recesso il 31 dicembre 2014 (con effetto dal 1° gennaio 2016).

In ogni caso, in base alla “sunset clause” di cui all’articolo 47.3 del Trattato, i paesi che ne recedono sono vincolati dalle disposizioni dell’ECT per 20 anni dopo il recesso.

Infatti, nel 2022, sei anni dopo il recesso, l’Italia è stata condannata a pagare un risarcimento di circa 200 milioni di euro alla compagnia petrolifera Rockhopper come risarcimento per il divieto di trivellazione petrolifera offshore entro un limite di 12 miglia al largo delle coste italiane nel 2015 (caso ICSID n. ARB/17/14).

Nonostante la decisione dell’UE sul recesso coordinato dell’Unione Europea dall’ECT, gli Stati membri dell’UE possono decidere di non recedere dall’ECT previa autorizzazione delle Autorità europee.

Fabio Lui, Olga