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Milano, 27 novembre 2018Con una sentenza del 13 giugno 2018, il Tribunale di Brescia – dando applicazione ai principi della più recente normativa europea – ha attribuito natura assicurativa alle polizze unit linked ‘pure’, statuendo che l’assenza della garanzia di restituzione dell’ammontare investito “non può, nell’attuale assetto macroeconomico, assurgere di per sé a discrimen della natura di un investimento”.

Più nel dettaglio, l’occasione della menzionata pronuncia è sorta nell’ambito di un giudizio di opposizione avverso un pignoramento presso terzi, promosso in relazione ai crediti derivanti a favore del debitore-assicurato da due polizze multiramo (caratterizzate dalla combinazione di coperture assicurative di ramo I e di ramo III). Per quanto qui interessa, l’opposizione era basata sulla dedotta impignorabilità dei crediti de quibus ai sensi dell’art. 1923 c.c., poiché nascenti da “polizze assicurative sulla vita”, mentre il creditore opposto deduceva il loro carattere speculativo e – di conseguenza – la loro prevalente natura finanziaria, al di là del nomen juris attribuito dalle parti contraenti.

Nel dichiarare l’impignorabilità dei crediti oggetto di espropriazione (sulla scorta della prevalente finalità di copertura del rischio demografico ravvisata nel caso di specie), il Tribunale ha osservato che anche le polizze il cui rendimento è dipendente dall’andamento del mercato e “in cui il rischio di investimento è a carico del sottoscrittore” rientrano nella vigente definizione di “prodotto di investimento assicurativo”, espressa dal legislatore dell’Unione sia nel Regolamento n. 1286/2014 (c.d regolamento PRIIP) sia nella Direttiva 97/2016 in materia di distribuzione di servizi di assicurazione. Anche dette polizze, difatti, sono definibili alla stregua di “un prodotto assicurativo che presenta una scadenza o un valore di riscatto e in cui tale scadenza o valore di riscatto è esposto in tutto o in parte, in modo diretto o indiretto, alle fluttuazioni del mercato”.

Corollario di quanto precede è che, per la normativa comunitaria, “anche le polizze di ramo III unit linked, caratterizzate dal fatto che il loro rendimento dipende dall’andamento dell’investimento sottostante in quote di OICR o fondi interni, rientr[a]no a pieno titolo nella nozione di contratto assicurativo sulla vita” (così si esprime la sentenza in commento), a prescindere dal fatto che il rischio legato alle oscillazioni del valore di mercato dei valori sottostanti gravi esclusivamente sull’assicurato.

Tale conclusione appare oggi corroborata delle modifiche appena entrate in vigore, in via attuativa, nell’ordinamento nazionale. A tale riguardo (pur essendo impossibile in questa sede dedicare alle novità introdotte lo spazio che esse meritano) va quantomeno accennato che il D.Lgs. 68/2018 ha recepito sia nel TUF che nel Codice delle Assicurazioni Private, con effetto dallo scorso 1 ottobre, la definizione ‘europea’ dei “prodotti di investimento assicurativo”, con richiamo espresso all’ “articolo 4, numero 2), del regolamento (UE) n. 1286/2014”. Di contro, il testo dell’art. 25-bis del TUF, che sin dalla l. 262/2005 prevedeva l’estensione degli obblighi (in primis informativi) e dei requisiti formali previsti dagli artt. 21 e 23 TUF ai ‘prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione’, è stato abrogato a partire dal 3 gennaio del corrente anno e sostituito dalla più organica disciplina dettata dal Codice delle assicurazioni private.

 

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