201807.17
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Milano, 17 luglio 2018 - Una recente sentenza, resa lo scorso 31 maggio nella causa C-546/16, ha offerto alla Corte di Giustizia Europea l’occasione per chiarire che nella nozione comunitaria di contratto di assicurazione rientrano a buon diritto anche polizze le cui prestazioni dipendono interamente dal valore di prodotti obbligazionari ovvero di strumenti finanziari strutturati.

Più nel dettaglio e per quanto qui interessa, la Corte era chiamata a dire se costituisse o meno attività di intermediazione assicurativa, soggetta alla direttiva 2002/92/CE, la consulenza finanziaria prestata al sottoscrittore di un contratto di “assicurazione sulla vita di capitalizzazione” per l’investimento del relativo premio, poi azzeratosi a causa della perdita di valore dello strumento finanziario acquistato. Per rispondere a tale quesito, la Corte ha osservato che il contratto in parola appare conforme alla nozione di “operazione di assicurazione”, elaborata dalla giurisprudenza comunitaria a partire dal 1999 in casi riguardanti polizze vita ‘tradizionali’ o di altri rami, e il cui carattere essenziale consiste nell’impegno dell’assicuratore, “dietro previo versamento di un premio, a procurare all’assicurato () la prestazione convenuta” per l’ipotesi in cui il rischio contrattualmente previsto si verifichi. Così qualificato il contratto in discorso e ritenuto che l’investimento del premio è “parte integrante del contratto di assicurazione”, la Corte ha potuto concludere che la consulenza anzidetta rientra nell’attività di intermediazione assicurativa.

L’esame del provvedimento mostra come la Corte di Giustizia ritenga elemento determinante, per la qualificazione del contratto sottoposto al suo esame, la pura e semplice pattuizione di una ‘prestazione assicurativa’ (per l’ipotesi di “decesso dell’assicurato o del verificarsi di un altro evento di cui al contratto in discorso”), che nell’orientamento giurisprudenziale richiamato dalla stessa Corte è il minimo comun denominatore delle diverse tipologie delle ‘operazioni di assicurazione’. Per contro, i rilievi svolti dalla Corte appaiono prescindere – quanto alle polizze dotate di sottostante finanziario – da qualsivoglia considerazione in merito all’allocazione del rischio in capo all’assicurato. Peraltro, l’orientamento in esame sembra porsi in continuità con quello, espresso in passato dalla stessa Corte, per cui le polizze unit linked o collegate a fondi di investimento sono “normali in diritto delle assicurazioni” anche laddove, come nel caso allora esaminato, il rischio finanziario gravi esclusivamente sul loro sottoscrittore: il riferimento è alla sentenza ‘Gonzalez Alonso’ dell’1 marzo 2012 (causa C-166/11), che la pronuncia in commento richiama “per analogia” nell’osservare che “la portata dei termini «contratto di assicurazione» … deve trovare un’interpretazione autonoma e uniforme in tutta l’Unione Europea”.

 

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