di Avv. Nicola Mainieri
Dirigente della Banca d’Italia, Ispettorato Vigilanza.
Coordinatore del Nucleo a supporto dell’Autorità Giudiziaria. Consulente tecnico del Pubblico Ministero in oltre sessanta procedimenti, tra cui Parmalat, Ortomercato, Crédit Suisse.
Esperto della Commissione Europea nei twinning project antiriciclaggio con la Romania e la Turchia
Docente a contratto presso l’Università Cattolica di Milano, Alta Scuola “Federico Stella”.
Nel 2003 nominato Cavaliere al merito della Repubblica.

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Le “criptovalute” non sono moneta legale, emessa da banca centrale o altra Autorità, ma un mezzo di pagamento elettronico di tipo peer to peer basato sull’accettazione volontaria delle parti. Di per sé non costituiscono pertanto né un bene né un male.
La negoziazione di valuta legale in valuta virtuale e viceversa, può invece porre aspetti di rilievo sotto il profilo del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, come evidenziato in indagini internazionali e in segnalazioni di operazioni sospette.
Apprezzabile perciò il recente approccio del legislatore nazionale (Dlgs 90/17) ed europeo (Quinta direttiva antiriciclaggio) che applica alle piattaforme di negoziazione, nonché ai relativi portafogli elettronici, obblighi di registrazione e sottoposizione a vigilanza per svolgere quegli adempimenti di identificazione ed adeguata verifica della clientela e segnalazione di operazioni sospette, da tempo a carico degli altri operatori.

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Estratto della relazione “FinTech, BlockChain e Valute Virtuali - Osservatorio Bankitalia” dell’Avv. Nicola Manieri, presentata al convegno “La tecnologia blockchain nel settore finanziario”, organizzato dal nostro studio il 9 maggio 2018 presso la sede Microsoft di Milano.