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Milano, 7 ottobre 2019 - Nella seduta del 7 ottobre scorso il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una nuova direttiva sul whistleblowing i cui principi dovrebbero trovare attuazione entro due anni dalla sua entrata in vigore, con ogni prevedibile conseguente ricaduta sulle normative nazionali con essa incompatibili.

In Italia il riferimento normativo sul whistleblowing è la legge 179/2017, che, nel prossimo futuro, pare destinata a subire delle modifiche su una serie di profili di non poco rilievo. In estrema sintesi:

ambito di applicazione: la legge 179/2017 si applica, nel settore privato, solo alle imprese che hanno adottato il modello organizzativo 231, mentre la direttiva riguarda tutte le imprese con più di 50 dipendenti, a prescindere dall’adozione del modello 231; quanto al il settore pubblico, dove oggi la disciplina italiana si applica senza eccezioni, le regole Ue lasciano libertà agli Stati di esentare i Comuni con meno di 10mila abitanti e gli enti pubblici con meno di 50 dipendenti.

condotte che possono essere oggetto di segnalazione: attualmente nel settore pubblico vengono considerate quelle conosciute nell’ambito del rapporto di lavoro, mentre nel privato le condotte rilevanti ai fini del modello 231 (quindi sulla base delle attività a rischio individuate nel modello); la direttiva considera, invece, tutte le violazioni relative ad alcuni specifici settori, tra i quali rientrano appalti, servizi finanziari, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, tutela dell’ambiente e dei consumatori.

soggetti tutelati: la direttiva allarga l’ambito dei soggetti tutelati, includendo gli azionisti delle società, gli ex dipendenti e coloro che hanno conosciuto gli illeciti in fase di selezione per essere assunti.

tutele: la direttiva introduce alcuni strumenti di tutela forte (riassunzione provvisoria, accesso gratuito a informazioni per la tutela, assistenza legale e finanziaria). Cambiano anche le condizioni necessarie per applicare le tutele: gli strumenti di protezione si applicano, infatti, ogni volta che il segnalante abbia fondati motivi di ritenere che le informazioni fossero vere al momento della segnalazione, a patto che abbia seguito le procedure interne.

segnalazioni anonime: oggi in Italia per il settore pubblico l’Anac presuppone l’identificazione del soggetto segnalante, mentre in ambito privato le segnalazioni anonime sono nella pratica ammesse; la direttiva ammette l’anonimato, pur lasciando agli Stati la facoltà di decidere se gli enti e le autorità pubbliche siano obbligati ad accettare questo tipo di segnalazioni.

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