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Privacy: la campagna informativa del garante – seconda scheda sui diritti di accesso

Milano, 21 gennaio 2021 – Prosegue la campagna informativa del Garante, avviata il 17 dicembre 2020 (vedi approfondimento PRIMA SCHEDA), sul diritto di accesso ai dati personali.

 

L’iniziativa si prefigge l’obiettivo di offrire, attraverso schede divulgative, un prodotto informativo che illustri con un linguaggio semplice i diritti riconosciuti alle persone in materia di protezione dei dati personali e le modalità per un concreto esercizio di tali diritti.

 

In data 13 gennaio 2021 il Garante ha pubblicato la seconda scheda sul diritto di accesso ai documenti amministrativi (vedi documento ‘Le schede sui diritti di accesso ai dati personali’).

 

Il diritto di accesso ai documenti amministrativi è stato illustrato dal Garante richiamando i seguenti punti cardine della materia:

  • fonti normative: artt. 22 e segg. della legge n. 241/1990 e s.m.i., D.P.R. n. 184/2006;
  • soggetti legittimati a presentare la richiesta di accesso: i  soggetti  privati che abbiano  un  interesse diretto,  concreto  e  attuale,  corrispondente  ad una situazione giuridicamente tutelata collegata al documento al quale è chiesto l’accesso;
  • destinatari della richiesta di accesso: la richiesta di accesso può essere rivolta alle Pubbliche Amministrazioni, alle aziende autonome e speciali, agli enti pubblici ed ai gestori di pubblici servizi (si veda l’art. 23 della legge 241/1990 e s.m.i.);
  • oggetto della richiesta: il richiedente ha diritto di prendere visione ed estrarre copia dei documenti amministrativi;
  • costi e spese: l’esame dei documenti amministrativi è gratuito. Tuttavia il rilascio di copie è subordinato al rimborso delle spese di riproduzione, salve le disposizioni in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura;
  • limiti al diritto di accesso: esistono alcuni documenti esclusi dal diritto di accesso, quali ad esempio i documenti coperti dal segreto di stato, oppure nei procedimenti tributari per i quali valgono le norme speciali che li regolano, ecc. (per maggiori informazioni in merito ai documenti sottratti al diritto di accesso si rinvia all’art. 24 della legge n. 241/1990 e s.m.i.). In ogni caso deve essere garantita al richiedente la possibilità di accedere ai documenti la cui conoscenza sia necessaria per difendere i propri interessi giuridici;
  • motivazione della richiesta: il richiedente deve motivare la richiesta di accesso ai documenti amministrativi. Nel caso di documenti contenenti dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale la richiesta deve essere motivata dalla documentata necessità di esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria di rango pari a quello dell’interessato, o un diritto della personalità o altro diritto e libertà fondamentale o di tutelare una situazione giuridicamente rilevante di rango pari a quella dell’interessato, o un diritto della personalità o altro diritto o libertà fondamentale (per maggiori informazioni si rinvia agli 60 e 92 del d.lgs. n. 196/2003 e s.m.i., codice in materia di protezione dei dati personali e provvedimento generale del Garante sui diritti di “pari rango” – 9 luglio 2003, applicabile quest’ultimo nella misura in cui sia compatibile con il regolamento UE 2016/679 e con il d.lgs. 101/2018);
  • tempo di evasione della richiesta: 30 giorni, decorsi i quali la richiesta si intende rigettata;
  • strumenti di reazione dell’interessato in caso di riscontro negativo o silenzio diniego: il richiedente può ricorrere al TAR, al Difensore civico o alla Commissione per l’accesso.  Qualora l’accesso fosse stato negato o differito a causa del fatto che la richiesta coinvolge dati personali riferiti a soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante, il quale si pronuncia entro 10 giorni dalla richiesta (per maggiori dettagli si rinvia all’art. 25 della legge n. 241/1990 e s.m.i.).

 

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DISCLAIMER
Il presente comunicato è divulgato a scopo conoscitivo per promuovere il valore dell’informazione giuridica. Non costituisce un parere e non può essere utilizzato come sostitutivo di una consulenza, né per sopperire all’assenza di assistenza legale specifica.