201903.04
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Milano, 4 marzo 2019 - Frequentemente, i proprietari di animali (e non solo) si interrogano sulla possibilità di portare nei negozi, nei bar o in genere nei luoghi pubblici il proprio cane e altro animale da compagnia. Così, la sempre più diffusa abitudine di portare il proprio animale con sé rende opportuna la disamina delle norme che regolano le modalità con cui è possibile decidere di spostarsi o meno con il proprio animale.

Sulla regolazione dell’ingresso degli animali da compagnia[1], sussiste molta confusione ed è frequente trovarsi di fronte a notizie tra di loro contrastanti che possono confondere il lettore medio che spesso evita di verificare la veridicità delle informazioni.

Le regole per l’ingresso degli animali nelle varie tipologie di strutture, infatti, sono stabilite da norme differenti poste a livello i) europeo; ii) nazionale e iii) locale. Per questo, ci possono essere differenze nella libertà di portare sempre con sé il proprio cane o un altro animale da compagnia.

Senza alcun dubbio, è fermo il divieto di introdurre cani o altri animali domestici nei locali dove si preparano, manipolano, trattano e conservano gli alimenti (e.g. le cucine), come stabilito in particolare dal Regolamento (CE) n. 852/2004[2], che vuole impedire le contaminazioni degli alimenti stessi.

A questo proposito, il Ministero della Salute ha specificato, con due note (n. 11359/2017 e n. 23712/2017), che all’interno o all’esterno degli esercizi di vendita al dettaglio di alimenti, possono essere predisposti appositi locali o spazi in cui accogliere gli animali. Inoltre, nel caso in cui esistano regolamenti locali che autorizzano l’ingresso degli animali negli spazi di vendita, l’esercente deve garantire che gli animali non possano entrare in contatto diretto o indiretto con gli alimenti, sia sfusi che confezionati, dei quali devono sempre essere garantire igiene e sicurezza.

Le uniche esclusioni sono previste per i cani guida dei non vedenti che possono accedere ai locali anche senza museruola[3] e per i cani delle forze dell’ordine.

Per quanto riguarda le altre tipologie di luogo, è necessario distinguere tra i) luoghi pubblici e ii) luoghi aperti al pubblico. Sono considerati “pubblici” i luoghi, di proprietà del demanio dello Stato, che sono accessibili al pubblico (ad esempio gli uffici e, in generale, le strutture pubbliche). Sono, invece, “aperti al pubblico” quei luoghi che, pur essendo di proprietà privata, sono accessibili al pubblico secondo le regole di accesso e le limitazioni stabilite dal proprietario o gestore.

Ferma questa distinzione e con specifico riferimento al cane, in relazione ai luoghi pubblici (in particolare si fa riferimento ai parchi pubblici e in generale nelle aree destinate a verde pubblico che in linea di principio sono quelle dove maggiormente si potrebbe andare a passeggio con il proprio animale da compagnia), in ultimo il TAR Puglia (con sentenza n. 359 del 16 marzo 2018) ha confermato la costante giurisprudenza amministrativa secondo cui un’ordinanza sindacale che rechi il divieto assoluto di introdurre cani, anche se custoditi, nelle aree destinate a verde pubblico risulta essere eccessivamente limitativa della libertà di circolazione delle persone ed è posta in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità̀, anche se adottata in ragione delle meritevoli ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni[4].

Per quanto riguarda, invece, i luoghi aperti al pubblico come bar ed esercizi commerciali, la normativa nazionale (si veda, in particolare, il D.P.R. n. 320/1954[5] all’art.83[6] relativo alla profilassi della rabbia) prevede l’obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico e l’obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto.

Posto quanto sopra, è evidente che la legge nazionale e comunitaria non riconoscano un diritto incondizionato del padrone ad introdurre il proprio cane nei locali. A tal riguardo, bisogna tener presente che quasi ogni Comune ha provveduto a regolamentare in maniera autonoma la materia i) vietando “a priori” l’ingresso del cane o ii) lasciando al gestore della struttura discrezionalità nel consentirlo (a condizione che si esponga un cartello di divieto)[7]. Ogni volta sarà, quindi, necessario fare riferimento al regolamento specifico del luogo in cui ci si trova, per capire se vi siano eccezioni ai divieti imposti dalla normativa sopra indicata.

 

 

[1] Non sussiste una definizione univoca di “animale da compagnia”. Si veda: i) la Convezione europea per la protezione degli animali da compagnia; ii) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 e iii) il Regolamento (UE) n. 576/2013. Sebbene tali testi siano riferiti a contesti differenti, si può ritenere che anche gli animali di origine non domestica introdotti nelle case di contesti urbani, in quanto evidentemente “destinati ad essere tenuti dall’uomo” per fini diversi da quelli produttivi o alimentari, possano essere considerati animali da compagnia, pur se non convenzionalmente raffigurati come da sempre “compagni” dell’uomo. Restano fermi i divieti nazionali ed internazionali (a tal proposito, si veda la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) in tema di detenzione e commercio di determinate specie di animali.

[2] Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene dei prodotti alimentari.

[3] Come stabilito dalla Legge del 14 febbraio 1974 n. 37.

[4] Sulla questione si vedano anche TAR Campania, Salerno, sez. II, sent. 30/3/17 n. 642; TAR Lazio, sez. II bis, 17 maggio 2016, n. 5836 o T.A.R. Potenza, 17 ottobre 2013, n. 611.

[5] D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320 - Regolamento di polizia veterinaria pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 24 giugno 1954.

[6] Ai sensi dell’articolo 83: “Il sindaco deve provvedere alla profilassi della rabbia prescrivendo: a) la regolare notifica, da parte dei possessori, di tutti i cani esistenti nel territorio comunale per la registrazione ai fini della vigilanza sanitaria e per la applicazione della tassa cani. A tale scopo deve essere riportato nel registro, oltre alle generalità del possessore, anche lo stato segnaletico degli animali rilevato dal veterinario comunale; b) l'applicazione al collare di ciascun cane di una speciale piastrina che deve essere consegnata ai possessori all'atto della denuncia; c) l'obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico; d) l'obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto. Possono essere tenuti senza guinzaglio e senza museruola i cani da guardia, soltanto entro i limiti dei luoghi da sorvegliare purché non aperti al pubblico; i cani da pastore e quelli da caccia, quando vengono rispettivamente utilizzati per la guardia delle greggi e per la caccia, nonché i cani delle forze armate e delle forze di polizia quando sono utilizzati per servizio.

[7] A titolo esemplificativo, il Comune di Firenze (tra quelli maggiormente pet friendly) con il Regolamento Comunale 285/1999, all’articolo 24 stabilisce che: “1. I cani, accompagnati dal padrone o detentore a qualsiasi titolo, hanno libero accesso, usando obbligatoriamente il guinzaglio, a tutti gli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico situati nel territorio del Comune di Firenze; tale accesso è consentito nella misura di un solo cane per proprietario o detentore; 2. I proprietari, o detentori a qualsiasi titolo, devono inoltre avere cura che gli animali non sporchino e che non creino disturbo o danno alcuno. 3. Viene concessa la facoltà di adottare misure limitative all’accesso previa comunicazione al Sindaco da parte del responsabile degli esercizi pubblici e commerciali nonché dei locali e degli uffici aperti al pubblico. Tale limitazione può interessare gli spazi accessibili oppure le modalità dell’accesso stesso, ma non può in alcun modo configurarsi come un divieto assoluto.

 

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