201802.23
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Milano, 23 febbraio 2018 - La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 6742 del 12 febbraio 2018, ha fatto chiarezza sulla legittimità del sequestro preventivo di beni societari ai sensi del d.lgs. 231/2001 anche nel caso in cui tale misura comporti il blocco dell’attività d’impresa. Il caso esaminato dalla Corte aveva ad oggetto un ricorso presentato da due società abruzzesi che, tra i propri motivi di doglianza, lamentavano appunto come il disposto sequestro sui beni aziendali pregiudicasse la prosecuzione dell’attività.

La Corte, nel rigettare l’iniziativa, ha affermato che, per evitare che la misura cautelare paralizzi l’attività aziendale ordinaria, risulta fondamentale la nomina di un custode amministratore giudiziario il cui ruolo è quello di garantire l’operatività d’impresa: d’altronde, il comma 1 bis dell’articolo 53 del citato decreto regola specificamente tale ipotesi laddove prevede che “ove il sequestro, eseguito ai fini della confisca per equivalente abbia ad oggetto società, aziende ovvero beni, ivi compresi i titoli, nonché quote azionarie o liquidità anche se in deposito, il custode amministratore giudiziario ne consente l'utilizzo e la gestione agli organi societari esclusivamente al fine di garantire la continuità e lo sviluppo aziendali, esercitando i poteri di vigilanza e riferendone all'autorità giudiziaria”. La ratio della citata previsione è all’evidenza quella di consentire alla società di continuare ad operare nonostante l’applicazione della misura cautelare. Quindi, spiega la Corte, la presenza di tale figura è presupposto imprescindibile per proseguire con l’esercizio dell’attività aziendale. Nel caso di omissione, è onere della parte interessata adire l’autorità giudiziaria con apposita istanza affinché vi provveda.

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