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Roma, 26 novembre2018Gli Smart Contract aprono orizzonti dirompenti sulle modalità di offerta e fruizione di determinati servizi. Secondo il loro ideatore Nick Szabo, gli Smart Contract sono “software che automatizzano, in maniera efficiente e trasparente, taluni compiti pre-assegnati da una o più parti”.

Con lo sviluppo di internet, l’avvento della moneta virtuale e della Blockchain il campo di applicazione degli Smart Contract si è notevolmente ampliato rispetto alle prime rudimentali applicazioni e si prevede possa continuare ad espandersi. Tra i primi prototipi di Smart Contract si cita la c.d. vending machine, preimpostata per erogare una certa quantità di prodotto (ad esempio un caffè), a fronte del versamento di una determinata somma di denaro.

Grazie alle caratteristiche della Blockchain, che permette di cristallizzare la volontà delle parti, consentendo l’identificazione univoca del venditore, dell’acquirente e dell’oggetto dello scambio, si potrebbe ad esempio trasferire (alle condizioni programmate nello Smart Contract) la proprietà di beni digitali e fisici, purché questi ultimi siano suscettibili di una rappresentazione virtuale, oppure si potrebbe ottenere un automatico rimborso dalla compagnia aerea in caso di cancellazione del volo, o noleggiare un auto, etc.

Lo Smart Contract è stato definito come un contratto “intelligente”, in quanto capace di auto-eseguirsi nel momento in cui il protocollo informatico in cui si traduce lo Smart Contract riconosce che si sono verificate le condizioni prestabilite dalle parti.

La logica presupposta al funzionamento dello Smart Contract si basa sul sillogismo “if this, than that”, che rappresenta la traduzione nel linguaggio tecnologico del semplice principio causa-effetto: lo Smart Contract si prefigge l’obiettivo di produrre un risultato certo al verificarsi di uno o più eventi, cui lo Smart Contract fa conseguire l’azione voluta. Seguendo questa logica le parti di uno Smart Contract convenzionalmente affidano ad un software “intelligente” la gestione e l’esecuzione del rapporto contrattuale, rinunciando implicitamente ad interferire con tale gestione computerizzata.

Infatti, una volta che lo Smart Contract è recepito nella Blockchain (o altra adeguata piattaforma elettronica) le istruzioni impartite dai contraenti e le conseguenti azioni programmate si intendono irrevocabili e non modificabili. Questa prerogativa rappresenta un vantaggio, ma nel contempo può costituire un limite all’utilizzo dello Smart Contract nei rapporti di durata, se le parti intendono riservarsi ex post margini di discrezionalità, difficilmente gestibili da una macchina.

Viceversa, è stato sperimentato che l’economia degli scambi ad esecuzione istantanea rappresenta un terreno fertile per lo sviluppo degli Smart Contract, consentendo di superare la diffidenza sottesa alle transazioni commerciali via internet e riducendo il rischio di possibili frodi online. Le parti che decidono di affidarsi ad uno Smart Contract possono contare sul fatto che, una volta lanciato nella Blockchain, lo Smart Contract si eseguirà da solo al compimento delle condizioni programmate in un dato momento. Ad esempio, poiché l’adempimento di A (venditore) è subordinato ed inscindibile da quello di B (acquirente), l’esecuzione dell’accordo affidata allo Smart Contract sarà idealmente simultanea. A (venditore) non potrà trattenere il prezzo senza trasferire il bene promesso, B (acquirente) non potrà annullare il pagamento dopo che il trasferimento è stato eseguito (le cosiddette chargeback frauds).

Il fine perseguito è la certezza del rapporto giuridico e l’inesorabilità dell’effetto voluto dalle parti (nell’esempio: trasferimento bene vs pagamento prezzo), rinviando ad un momento successivo ogni eventuale contestazione che, a seconda dei casi, potrà avere effetto risarcitorio e/o ripristinatorio, ma non potrà impedire l’effetto programmato nello Smart Contract.

Lo spirito sposato dallo Smart Contract non è una novità del nostro ordinamento giuridico, ma rappresenta una peculiare applicazione della clausola solve et repete (art. 1462 Cod.Civ.), con la quale le parti decidono di rafforzare il vincolo contrattuale rinunciando ad opporre eccezioni per evitare o ritardare la prestazione dovuta.

Si pone il tema di stabilire entro che limiti può spingersi l’autonomia contrattuale, visto che l’effetto programmato in uno Smart Contract dovrebbe poter essere impedito, in caso di violazione di interessi generali, regole di ordine pubblico, oppure nelle medesime ipotesi di nullità, annullabilità e rescindibilità fatte salve dall’art. 1462 Cod.Civ. L’evolversi della tecnologia - auspicabilmente - aiuterà a superare i problemi di governabilità degli Smart Contract, rendendo possibili interventi correttivi esterni, qualora il protocollo informatico su cui si basa lo Smart Contract risultasse illecito, o iniquo.

Nella medesima prospettiva di cui sopra, si pone il tema di valutare se e come correggere lo Smart Contract nel caso di errori, oppure nel caso in cui risulti necessario adeguarlo a situazioni sopravvenute non previste, anche attraverso l’utilizzo degli ordinari strumenti di autotutela previsti dall’ordinamento (tra i quali, ad esempio, l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 Cod. Civ. per sospendere la prestazione).

In tutti i casi sopra previsti, il giudice dovrà essere messo nella condizione di verificare la liceità della causa sottostante all’accordo “smart” ed intervenire nelle fasi patologiche del rapporto per ricondurlo ad equità.

Dal punto di vista strettamente operativo, il concreto utilizzo dello Smart Contract presuppone adeguate conoscenze tecnico-digitali in capo alle parti (o il supporto di esperti) per superare la barriera semantica data dalla necessità di tradurre la volontà umana, ed i termini di un accordo “smart”, in codici/protocolli supportabili da una Blockchain, o altre idonee piattaforme tecnologiche.

L’effettivo utilizzo di questi strumenti contrattuali dipenderà dagli investimenti che gli operatori riterranno di effettuare (ad esempio in campo finanziario ed assicurativo sono già in corso molteplici sperimentazioni), muovendo dalla considerazione di fondo che tanto più i termini dell’accordo “smart” sono standardizzati e tanto più se ne prevede un’applicazione massiva, quanto maggiore potrà essere il ritorno economico degli investitori disposti a scommettere su questa nuova frontiera tecnologica.

Per leggere i commenti di tutti i termini del nostro glossario 'PeA FinTech Sillabo'https://www.pavia-ansaldo.it/fintech-sillabo/

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