L’entrata in vigore della nuova class action

Lo scorso 19 maggio, dopo un rinvio di 13 mesi dovuto al sopravvento della pandemia da Covid-19, è entrata in vigore la nuova disciplina delle azioni di classe risarcitoria e inibitoria collettiva, introdotte agli artt. 840-bis e seguenti del codice di procedura civile per effetto della legge n. 31/2019. In vista delle future applicazioni concrete (tenuto conto che la nuova normativa troverà applicazione alle sole condotte successive alla data di entrata in vigore) è utile un richiamo ad alcuni tratti salienti della disciplina della class action, come ridisegnata dal legislatore:

  • L’azione di classe risarcitoria è promossa nei confronti di imprese o di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, con la finalità di tutelare i “diritti individuali omogenei” dei membri della classe e, in particolare, per “l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni”;
  • Scompare il riferimento ai consumatori: oggi anche enti pubblici e privati, società e pubbliche amministrazioni possono essere membri di una classe;
  • È legittimato a promuovere l’azione ciascun componente della classe, oppure ogni associazione o organizzazione senza scopo di lucro (iscritta in un apposito elenco) i cui obiettivi statutari comprendano la tutela dei predetti diritti;
  • Diversamente dal modello americano, la struttura è di opt in: per beneficiare dell’esito dell’azione di classe, il singolo membro della classe deve aderirvi. A questo fine diversi atti della procedura (ricorso introduttivo, decreto di fissazione dell’udienza, sentenza..) sono pubblicati sul Portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della Giustizia;
  • Il processo, che si svolge avanti il Tribunale delle Imprese della sede del resistente ed è retto dal rito sommario di cognizione (artt. 702-bis e ss. c.p.c), è diviso in tre fasi:
    • vaglio di ammissibilità della domanda
    • decisione sul merito delle questioni comuni (i.e., se il resistente “ha leso diritti individuali omogenei”, le caratteristiche dei quali vengono definite nella sentenza)
    • procedura di adesione: verifica dell’ammissibilità delle adesioni e applicazione ‘caso per caso’ del decisum ai membri della classe;
  • la terza fase culmina con un decreto di condanna del resistente al pagamento o alla consegna di quanto dovuto a ciascun singolo aderente. Il decreto è titolo esecutivo, ma potrà essere azionato solo dal rappresentante comune della classe;
  • la normativa non appare priva di lacune e/o di aspetti potenzialmente problematici: basti dire che nulla è specificato circa le difese che il resistente potrà svolgere (in particolare per quanto attiene a domande riconvenzionali o a chiamate di terzi) e che, nell’accertamento della responsabilità del resistente, “il tribunale può avvalersi di dati statistici e di presunzioni semplici”;
  • la disciplina in commento è completata dall’azione inibitoria collettiva, proponibile da qualsiasi interessato “alla pronuncia di una inibitoria di atti e comportamenti, posti in essere in pregiudizio di una pluralità di individui o enti”, per l’ottenimento di un “ordine di cessazione o il divieto di reiterazione”.

 

Milano, 7 giugno 2021 

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