201901.11
0

Roma, 11 gennaio 2018 Il 4 luglio 2018 sono entrate in vigore le quattro direttive del "pacchetto economia circolare" le quali, modificando sei precedenti direttive in materia di rifiuti, imballaggi e rifiuti da imballaggi, discariche, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), veicoli fuori uso, pile e accumulatori, incentivano una più decisa transizione verso un modello economico sostenibile, caratterizzato da una minore produzione di rifiuti. 

Secondo un’analisi effettuata dalla World Bank ogni anno, a livello globale, vengono generati 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti e si stima che entro il 2025 questo dato raddoppierà, raggiungendo i 2.2 miliardi di tonnellate[1]. La crescita demografica e l’aumento dei consumi, condurranno ad uno sfruttamento sempre più intenso delle risorse naturali, scarse, e ad un elevata produzione di scarti, con conseguenze disastrose per ambiente e salute. 

Il modello economico tradizionalmente seguito, infatti, si basa su un sistema produttivo lineare, esprimibile con la formula “take-make-dispose": le materie prime vengono trasformate in prodotti che, una volta soddisfatto il fine per cui sono stati realizzati, diventano rifiuti. 

Occorre quindi ricercare e promuovere modelli economici alternativi e sostenibili, primo fra tutti quello dell’economia circolare. In un sistema economico circolare le parole chiavi sono riciclaggio e riutilizzo e l’attività produttiva è pensata per potersi rigenerare da sola, alimentata da fonti di energia rinnovabili. Questo sistema non genera rifiuti poiché i suoi prodotti possono essere o reintegrati nella biosfera o comunque rivalorizzati, senza rientrare nella biosfera[2]

Passando al quadro normativo, si può notare come la questione ambientale sia sempre stata al centro delle attenzioni del legislatore, in particolare quello europeo. Già nel Trattato sull’Unione Europea, all'art. 3, nel sancire l’instaurazione di un mercato interno, ci si impegna a contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata, e ad un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. 

Corollario di questo principio sono gli artt. 191 e 194 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, il primo in materia di politica ambientale e il secondo in ambito in politica energetica. Nello specifico l’art. 191, nel definire le linee guida che l’Unione si prefigge di seguire in materia ambientale pone particolare enfasi sull’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, mentre l'art. 194 promuove il risparmio energetico, l'efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili, elementi propri di un modello economico circolare. 

Anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Carta di Nizza) contribuisce al quadro normativo di riferimento, elevando la tutela ambientale al rango di diritto fondamentale. Essa stabilisce, all’art. 37, che un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile. 

Sul piano interno l’ambiente è tutelato in modo meno incisivo, sebbene ad esso siano riferibili norme costituzionali. L'art. 32 della Cost. infatti, che riconosce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, può essere interpretato anche come diritto del cittadino a vivere in un ambiente salubre. In questo senso la tutela ambientale diviene un diritto strumentale alla salvaguardia della salute umana. Inoltre, all’ambiente si riferisce l’art. 117 che va ad attribuire la tutela dell’ambiente e dei beni culturali alla competenza esclusiva dello Stato. Quest’ultima norma fa quindi esplicito riferimento alla materia ambientale, sebbene alla luce del riparto di competenze.  

A livello internazionale, la promozione dell’economia circolare è perseguita a pieno anche nell’ambito del sistema ONU. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo è infatti uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, il numero 12, adottati nell’ambito dell’Agenda 2030, che dovranno essere raggiunti dagli stati membri dell’ONU entro tale data. 

 

[1] https://siteresources.worldbank.org/INTURBANDEVELOPMENT/Resources/336387-1334852610766/Chap3.pdf

[2] Towards a circular economy: business rationale for an accelerated transition, Ellen MacArthur Foundation, 2015, reperibile online presso https://www.ellenmacarthurfoundation.org/assets/downloads/TCE_Ellen-MacArthur-Foundation_26-Nov-2015.pdf

 

_________
DISCLAIMER
Il presente comunicato è divulgato a scopo conoscitivo per promuovere il valore dell’informazione giuridica. Non costituisce un parere e non può essere utilizzato come sostitutivo di una consulenza, né per sopperire all'assenza di assistenza legale specifica.