201907.08
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Milano, 8 luglio 2019 - La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6150 del 1° marzo 2019 ha affermato che il genitore o il familiare lavoratore impegnato ad assistere un parente o un affine entro il terzo grado disabile può esercitare il diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere di cui all’art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992 non solo all'inizio del rapporto di lavoro, mediante la scelta della sede dove andare a svolgere l'attività lavorativa, ma anche nel corso del rapporto, mediante domanda di trasferimento

L’ordinanza n. 6150 del 1° marzo 2019 della Corte di Cassazione è intervenuta all’esito di una vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti Poste Italiane ed un suo dipendente, al quale era stato negato il trasferimento richiesto ex art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992 presso l’ufficio postale più vicino alla residenza della sorella portatrice di handicap.

La Suprema Corte, con la pronuncia in questione, ha rigettato il ricorso di Poste Italiane, ritendo non fondate le critiche mosse alla sentenza d’appello che aveva riconosciuto a favore del dipendente il diritto al trasferimento nel corso del rapporto di lavoro.

La Corte ha rammentato come per giurisprudenza costante la ratio del citato art. 33, comma 5, in forza del quale il genitore o il familiare lavoratore che assista un parente o un affine entro il terzo grado affetto da disabilità ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere, sia stata individuata nell’esigenza di favorire l'assistenza al parente o affine portatore di handicap.

La Corte inoltre ha richiamato le pronunce della Corte Costituzionale secondo le quali il comma 5 dell'art. 33 della L. n. 104 del 1992 rientra tra le agevolazioni e provvidenze riconosciute, quale espressione dello Stato sociale, in favore di coloro che si occupano dell'assistenza nei confronti di parenti disabili sul presupposto che il ruolo delle famiglie sia fondamentale nella cura e nell'assistenza dei soggetti portatori di handicap (Corte Cost. n. 213 del 2016; n. 203 del 2013; n. 19 del 2009; n. 158 del 2007 e n. 233 del 2005).

La Corte ha quindi concluso che un’interpretazione tendente a circoscrivere il momento in cui sia possibile usufruire dell'agevolazione in favore dei familiari della persona disabile alla sola scelta iniziale della sede di lavoro finirebbe per escludere da tale forma di tutela tutti i casi in cui le esigenze di assistenza siano sopravvenute, ciò che esporrebbe l’art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992 a profili di incostituzionalità, stante l’evidente compromissione degli interessi costituzionalmente rilevanti tutelati dalla L. n. 104 del 1992.

La pronuncia della Suprema Corte ha riaffermato una linea interpretativa presente anche nella giurisprudenza di merito, come confermato dalla sentenza del Tribunale Roma, sezione lavoro, 10 gennaio 2019, n. 111, con la quale è stato puntualizzato che il diritto alla scelta della sede di lavoro ex art. 33 L. n. 104/92 – esercitabile non solo all’inizio del rapporto di lavoro ma anche durante lo svolgimento dello stesso – possa essere limitato soltanto a fronte di rilevanti esigenze economiche, organizzative o produttive dell'impresa, che devono essere allegate e provate dal datore di lavoro.

 

 

 

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