Roma, 26 ottobre 2018 - Generalmente gli operatori tendono a distinguere il credit score dai veri e propri rating sulla base dei dati analizzati e delle metodologie applicate. Il credit score è un punteggio ottenuto sulla base d’informazioni storiche quali bilanci, settore di appartenenza e abitudini di pagamento; a score più bassi corrisponde una maggiore probabilità d’insolvenza. L’analisi attraverso la quale il credit score è ottenuto è quantitativa e automatica: per formularla vengono impiegati dei software adibiti a calcoli matematici e applicando sistemi ben definiti, senza che via sia alcun intervento dell’uomo.

Al contrario, il rating sarebbe imperniato sulla figura dell’analista specializzato. Egli non emette il suo giudizio guardando pedissequamente a modelli statistici, ma compie studi di più ampio respiro ed effettua valutazioni su elementi dell’impresa di carattere squisitamente qualitativo: ad esempio, il business plan dell’impresa, i contratti da essa appena stipulati, il piano finanziamenti, il prospetto della centrale rischi, l’elenco fornitori… In altre parole, il rating è visto come una versione evoluta dello score, che lo ricomprende e lo supera esaminando non solo la storia passata dell’impresa, ma anche il suo futuro e attraverso il filtro del giudizio umano. A differenza dello score, il rating è espresso in lettere ordinate su una scala prefissata.

La differenza tra credit score e rating è riconosciuta a livello europeo. Il Regolamento (CEE) 1060/2009 relativo alle agenzie di rating da, infatti, definizioni separate di rating (“parere relativo del merito creditizio di un’entità, di un’obbligazione di debito o finanziaria […], emessi utilizzando un sistema di classificazione in categorie di rating stabilito e definito”) e di score (“la misura del merito creditizio ottenuta sintetizzando e presentando dati basati unicamente su un sistema o modello statistico prefissato, senza alcuna aggiunta di contributi analitici sostanziali specifici per il rating forniti da un analista di rating”) rispettivamente alle lettere a) e y) dell’articolo 3, comma 1. Le summenzionate definizioni, come possiamo notare, si attengono alla dottrina corrente.

A questa differenza corrisponderebbe una differente disciplina tra credit score e credit rating. Infatti, poiché l’obbiettivo della disciplina è la tutela del mercato finanziario e degli investitori (Considerando n. 7) , è esclusa l’applicazione del Regolamento “ai «credit scores» (punteggio sull’affidabilità creditizia), ai sistemi di «credit scoring» o valutazioni analoghe inerenti a obblighi derivanti dalle relazioni con i consumatori e i rapporti commerciali o industriali”, ovvero a semplici valutazioni, formulate su basi statistiche, afferenti a rapporti obbligatori di carattere non finanziario. (art. 2, comma 2, lett. b) Regolamento (CEE) 1060/2009). Sempre in quest’ottica, sono esclusi dall’applicazione del Regolamento quei rating “privati” formulati su richiesta individuale e non diffusi presso soggetti terzi (art. 2, comma 2, lett. a) Regolamento (CEE) 1060/2009).

 

Per leggere tutti i contributi del nostro glossario 'PeA FinTech Sillabo'https://www.pavia-ansaldo.it/fintech-sillabo/



_________
DISCLAIMER
Il presente comunicato è divulgato a scopo conoscitivo per promuovere il valore dell’informazione giuridica. Non costituisce un parere e non può essere utilizzato come sostitutivo di una consulenza, né per sopperire all'assenza di assistenza legale specifica.