201801.22
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Milano, 22 gennaio 2018

Antefatto

  1. L’interessante caso sottoposto all’esame della Corte di Giustizia UE riguarda una persona giuridica di diritto ceco (in seguito definita con nome di fantasia “Deal Company”).  L’oggetto sociale di Deal Company consiste nella vendita a terzi di società cosiddette ready-made, ossia già iscritte nel registro delle imprese.  Nello specifico Deal Company costituiva persone giuridiche, le integrava nel suo portafoglio ai fini della futura cessione a potenziali clienti e, in caso di chiusura del deal, trasferiva all’acquirente le quote che essa deteneva nel capitale della società oggetto di cessione. I veicoli societari così costituiti non svolgevano alcuna attività.  Si trattava cioè di scatole vuote che comparivano soltanto nell’ambito di un portafoglio di Deal Company, in attesa della cessione a terzi.  Deal Company riteneva di non essere un soggetto destinatario degli obblighi di adeguata verifica previsti dalla legge antiriciclaggio.
  2. Il Ministero delle Finanze ceco, essendo di diverso avviso, avviava controlli su Deal Company vertenti sul rispetto degli obblighi stabiliti dalla legge sulla prevenzione del riciclaggio di denaro.  Deal Company ricorreva al Tribunale di Praga per sentire accertare l’illegittimità dei controlli avviati dal Ministero delle Finanze.  La causa arrivava sino alla Suprema Corte della repubblica ceca, che la rimetteva alla Corte di Giustizia UE (causa C-676/16). 

    L’interpretazione della Corte di Giustizia UE
  3. Con sentenza del 17 gennaio 2018 la Corte di Giustizia UE ha osservato che, ai sensi della normativa comunitaria (art. 2, paragrafo 1, punto 3, lettera c della direttiva 2005/60), sono destinatari degli obblighi antiriciclaggio i <prestatori di servizi relativi a società e trust>, intendendosi per tali tutti i soggetti, persone fisiche o giuridiche, che forniscono a terzi, a titolo professionale, servizi aventi ad oggetto la costituzione di società o di altre persone giuridiche.  In questa prospettiva è irrilevante la circostanza che l’operatore abbia costituito il veicolo in nome e per conto di un cliente in virtù di uno specifico incarico, oppure in assenza di un mandato preventivo, in vista di una eventuale futura cessione delle quote detenute nel veicolo.  In entrambi i casi l’operatore in questione dovrà adempiere alla normativa antiriciclaggio.  
  4. Infatti la costituzione di una società rappresenta un’operazione che, per sua natura, presenta un elevato rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento al terrorismo, a causa delle transazioni finanziarie che tale operazione normalmente comporta, quali il conferimento di capitali e, se del caso, di beni da parte di colui che costituisce la società.  Operazioni siffatte si prestano a facilitare l’introduzione di redditi illeciti nel sistema finanziario, cosicché appare essenziale verificare l’identità del cliente e di qualsiasi titolare effettivo, approntando in tal modo una prima barriera per dissuadere chiunque intenda utilizzare una società come strumento per compiere attività riciclative.
  5. In conclusione, la Corte di Giustizia UE ha ritenuto che sono destinatari della normativa antiriciclaggio tutti gli operatori che, come Deal Company, costituiscono società allo scopo di poter disporre di veicoli già pronti (ready-made) per la cessione a potenziali clienti.  E’ necessario che i clienti in questione (cioè coloro che acquistano quote, o azioni di preesistenti veicoli), ed i loro titolari effettivi, siano debitamente identificati da parte degli operatori che, al pari di Deal Company, prestano questa tipologia di servizi.

    Allineamento con la normativa nazionale
  6. La sentenza della Corte di Giustizia si pone in perfetta sintonia con quanto ha già previsto il nostro legislatore nazionale.  Infatti, ai sensi dell’art. 3, comma 5, lettera a) del d.lgs 231/2007 (come da ultimo modificato ed integrato dal d.lgs 90/2017)  rientrano nella categoria degli operatori non finanziari obbligati agli adempimenti antiriciclaggio “i prestatori di servizi relativi a società e trust”, da intendersi “ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, uno dei seguenti servizi: costituire società o altre persone giuridiche” (art. 1, comma 2, lettera ee) del d.lgs 231/2007)Diversamente argomentando si favorirebbe un’interpretazione contraria all’obiettivo che si prefigge la normativa comunitaria, della quale il sopracitato d.lgs 231/2007 costituisce attuazione.

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