DIPARTIMENTo project finance
image_pdfimage_print

Contrattualistica FIDIC e Sistemi di Civil Law

Uno dei temi più ricorrenti su cui si confrontano i cd. avvocati di cantiere ruota attorno all’applicazione delle condizioni contrattuali FIDIC all’interno degli ordinamenti di civil law.

 

In termini generali, vale la pena ricordare che la Fédération Internationale des Ingénieurs Conseils, più comunemente noto come FIDIC, a partire dal 1957, ha dato inizio al processo di armonizzazione delle condizioni contrattuali nel settore delle costruzioni, innalzando, da un punto di vista qualitativo e utilitario, il livello redazionale della contrattualistica nell’ambito degli appalti internazionali.

 

Il regime contrattuale in questione, a seconda delle peculiarità del progetto da realizzare, assume una diversa ‘colorazione’. Tra gli altri, vale la pena citare il “Red Book”, che si applica agli appalti tradizionali in cui il progetto è predisposto dalla committente, e il “Yellow Book”, utilizzato per la fornitura di impianti e macchinari, nonché per gli appalti in cui una parte rilevante del progetto è predisposta dall’appaltatore.

 

Ciascuno dei FIDIC Books consta di una serie di Condizioni generali del contratto (“GCC”), predisposte per l’uso in una vasta gamma di progetti e giurisdizioni, e condizioni particolari del contratto (“PCC”), in cui le parti regolano tematiche specifiche attinenti al progetto o alle preferenze della committente e/o derogano alle GCC.

 

L’utilizzo degli standard FIDIC porta con sé una serie di vantaggi, tra cui una maggiore chiarezza delle condizioni contrattuali, un approccio equilibrato tra i ruoli e le responsabilità delle parti coinvolte, nonché una riduzione dei costi di transazione.

 

Al contempo, è sempre stato d’interesse il dibattito su come un set di norme sviluppatesi nell’ambito dei sistemi di common law possa ritenersi valido e compatibile con il sistema codicistico degli ordinamenti di civil law.

 

A seconda della localizzazione del sito, infatti, l’applicazione dei modelli FIDIC appare potenzialmente idonea a creare delle interferenze normative tra quanto indicato nelle disposizioni FIDIC e quanto, invece, statuito dalla prassi nazionale e dalle disposizioni legislative rilevanti nel caso concreto.

 

La strategia one size fits all, dunque, non sempre risulta agevole. Ciò implica un adattamento, caso per caso, delle regole FIDIC alle peculiarità dell’ordinamento giuridico in cui gli operatori si trovano ad agire.

 

Alcuni esempi posti a confronto con quanto invece stabilito dal codice civile italiano possono forse chiarire meglio tale aspetto.

 

Si consideri, da un lato, la clausola 15.2 delle Conditions of Contract for Construction (Red Book) – in cui è previsto il diritto della committente alla risoluzione del contratto in caso di fallimento o insolvenza dell’appaltatore – e dall’altro lato l’ordinamento italiano, in cui vige la regola generale per cui il fallimento di una delle parti contrattuali non è causa automatica di risoluzione del contratto, bensì di sospensione dei cd. rapporti pendenti. In particolare, l’art. 81 della Legge Fallimentare statuisce espressamente che “il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare nel rapporto dandone comunicazione all’altra parte nel termine di sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento ed offrendo idonee garanzie”, ovvero nel caso in cui “la considerazione della qualità soggettiva è stata un motivo determinante del contratto, salvo che il committente non consenta, comunque, la prosecuzione del rapporto”.

 

Ancora, si pensi a quanto previsto nell’art. 1229 c.c. – relativamente alla nullità dei patti che escludono o limitano preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave – e a quanto, invece, raccomandato nella clausola 17.6 del Red Book, laddove si fissa un limite massimo alla responsabilità dell’appaltatore (Cap), in ogni caso non inferiore al prezzo del contratto e fatti salvi i casi di “fraud, gross negligence, deliberate default or reckless misconduct by the defaulting Party“. A tal proposito, occorre evidenziare come il concetto di “gross negligence” sia stato inserito nel Red Book a partire dal 2017 e come ciò possa avere risultati sostanzialmente diversi a seconda della legge applicabile al contratto. Nelle giurisdizioni di common law, peraltro, la “negligenza grave” non ha una definizione ben precisa, a parte talune indicazioni o suggerimenti da parte degli operatori del settore. In tal senso, è auspicabile un intervento normativo che detti una tassonomia della gravità della condotta concreta, in modo da definirne i confini.

 

Ovvero anche, si consideri quanto stabilito nella clausola 20.1 del Red Book, relativamente ad eventuali richieste di proroga da parte dell’appaltatore e al limite temporale di 28 giorni da cui “la parte è venuta a conoscenza e/o avrebbe dovuto essere a conoscenza dell’evento o circostanza che ha dato origine alla richiesta”. Tale disposizione, se applicata in maniera letterale, pone la committente nella posizione di poter rifiutare qualsiasi richiesta pervenga al di fuori del suddetto arco temporale.

 

In ultimo, è bene ricordare la nostra stringente normativa sulla sicurezza e la tutela dei lavoratori, completamente assente nelle regole FIDIC (com’è ovvio che sia), mentre a livello nazionale, ad esempio, sulla base di quanto indicato all’art. 26, comma 5, del D.Lgs 81/2008 e s.m.i., la mancata indicazione nei contratti di appalto dei costi stimati per l’eliminazione e/o la riduzione al minimo dei rischi di interferenza è sanzionata con la nullità del contratto.

 

Con ciò non si vuole certamente escludere l’applicazione dei modelli FIDIC nel nostro ordinamento, ma ribadire che sarà quanto mai necessaria ed opportuna una scrupolosa attività di rivisitazione delle GCC ai sensi della normativa applicabile e della prassi di riferimento.

 

_________
DISCLAIMER
Il presente comunicato è divulgato a scopo conoscitivo per promuovere il valore dell’informazione giuridica. Non costituisce un parere e non può essere utilizzato come sostitutivo di una consulenza, né per sopperire all’assenza di assistenza legale specifica.