201806.08
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Roma, 8 giugno 2018 - In occasione di un giudizio avviato da una società di telecomunicazioni contro l’AGCOM per l’annullamento della delibera n. 46/17/CONS, recante “misure specifiche e disposizioni in materia di condizioni economiche, riservate a particolari categorie di clientela, per i servizi di comunicazione elettronica da postazione fissa e mobile” e nel quale sono intervenuti anche l’Ente Nazionale per la Protezione e l'Assistenza dei Sordi Onlus e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus, il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha avuto modo di fissare un principio cardine nell’interpretazione e nel contemperamento di diritti costituzionalmente riconosciuti: nella specie, i diritti dei disabili e il diritto d’impresa.

Oggetto del giudizio era una delibera dell’Autorità Garante delle Comunicazioni che imponeva, in relazione a specifiche ipotesi in essa contemplate a favore di persone con disabilità, un plafond di dati, sms e traffico vocale da fornire gratuitamente e sconti cospicui sulle migliori offerte.

Secondo i giudici romani, tale delibera non viola l’art. 41 della Costituzione che tutela il diritto di impresa (ossia la libertà di iniziativa economica). Infatti, l’art. 41, comma 3, Cost. consente che siano determinati in base alla legge “…i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, mentre l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art. 41, comma 2).

In considerazione dell’elevato valore costituzionale dei diritti dei disabili nel campo delle comunicazioni, quali diritti della persona che ricevono tutela e protezione al massimo livello nella nostra Carta costituzionale, in base agli artt. 2, 3 e 32 Cost. (oltre che sulla base della Convenzioni internazionali sopra menzionate, con conseguente copertura costituzionale ex art. 117, comma 1, Cost.), non vi è dubbio che nel raffronto comparativo tra i diritti dei disabili, quali diritti fondamentali della persona e il diritto d’impresa (per quanto anche quest’ultimo costituzionalmente tutelato dall’art. 41 Cost. ma non in termini assoluti essendo esso inserito nell’ambito della disciplina del Titolo III Cost. dedicato ai “rapporti economici”) non può che essere il diritto di iniziativa economica privata a dover assumere ruolo recessivo, potendo legittimamente subire quelle restrizioni, limitazioni e quei sacrifici che, nella specie, l’Autorità di settore, all’uopo autorizzata dalla legge, può discrezionalmente individuare allo scopo di meglio promuovere e attuare in modo effettivo quei diritti e interessi dei disabili nel campo delle comunicazioni elettroniche.

Al riguardo – conclude il Tar – non sembra revocabile in dubbio che la previsione dei benefici previsti nella delibera dell’AGCOM, concorrendo ad un accesso ai servizi di comunicazione equivalente a quello della generalità degli utenti, consente alle persone sorde e ai non vedenti di alleviare lo stato di marginalità sociale e isolamento in cui possono trovarsi proprio a causa della loro grave disabilità.

Questo approfondimento rientra nel progetto WePeA per il Disability Pride Day 2018: http://www.pavia-ansaldo.it/wepea-per-il-disability-pride-day-15-luglio-

 

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