201803.27
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Milano, 27 marzo 2018 - Il Consiglio dei Ministri n. 75, tenutosi il 21 marzo 2018, ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo che introduce le disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo relativo alla protezione dei dati personali, nonché alla libera circolazione dei dati. Dal 25 maggio 2018, si legge nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 75, le disposizioni di diritto europeo acquisteranno efficacia ed «il vigente codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al d.lgs. n. 196/2003, sarà abrogato e la nuova disciplina in materia sarà rappresentata principalmente dalle disposizioni del suddetto regolamento immediatamente applicabili e da quelle recate dallo schema di decreto volte ad armonizzare l’ordinamento interno al nuovo quadro normativo dell’Unione Europea in tema di tutela della privacy».

All’indomani della approvazione della Legge di delegazione europea 2016/2017 del 25 ottobre 2017, n. 163 - che all’articolo 13, delegava al Governo l’adozione, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, di uno o più decreti legislativi al fine di adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del GDPR - in molti avevano dubitato che l’esecutivo riuscisse a rispettare le scadenze anche in vista delle imminenti elezioni politiche.

La notizia che, invece, il nostro legislatore si è attivato sul tema giunge molto significativamente in un momento davvero topico e si intreccia con quella diramata lo scorso 18 marzo dal Guardian e del New York Times, che hanno catapultato Facebook al centro di una delle più grandi bufere, non solo mediatiche, della sua storia: Cambridge Analytica, società di consulenza britannica, avrebbe utilizzato in maniera illecita i dati di oltre 50 milioni di elettori americani profilandone psicologia e comportamento in base al monitoraggio delle loro attività sul noto social.

Non può non venire alla mente quanto si è andato ripetendo sin dai lavori preparatori del GDPR, che questa nuova normativa rappresenta la risposta in chiave garantista dell’Europa alle alle Over-the-top (Ott), cioè imprese che, attraverso la rete internet, vendono prodotti (Amazon, Alibaba), contenuti e servizi (Netflix, Apple) o spazi pubblicitari (Google, Facebook, Twitter). Tutte queste realtà, di matrice extra UE e per lo più statunitensi,  si rivolgono ad un mercato globale, hanno spesso costi e organici ridotti e, quindi, tassi di crescita e margini molto elevati, occupano posizioni dominanti in diversi settori e hanno accesso a enormi quantità di dati personali, la gestione dei quali può consentire di aumentare anche esponenzialmente il loro vantaggio competitivo. Rispetto a questo scenario in continua evoluzione e così veloce che le legislazioni nazionali faticano a tenere il passo, che la tutela dei diritti soggettivi sarà destinata sempre più spesso a fare perno sulla normativa privacy è una considerazione che i recenti fatti di cronaca appena menzionati non fanno che confermare e corroborare.

 

 

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